Le fasi del

RESTAURO

Restauro, restauras, restauravi, restauratum, restaurāre:
1.“rinnovare, rendere nuovo”;
2.“ristabilire in uno stato precedente”
Dizionario Latino

La duplice etimologia del termine mette in luce da sola la complessità nel darne una chiara ed unica dicitura. Sembra che solo a partire dal XVIII secolo si possa parlare di restauro come di un intervento mirato alla conservazione ed alla prevenzione del manufatto.

Precedentemente, in epoca medievale la cultura itinerante che caratterizzava le corti sottoponeva i mobili a frequenti spostamenti, esponendoli ad ogni tipo di incuria: questo perché il legno, come i mestieri ad esso legati, veniva considerato un materiale povero, adatto a fungere da semplice struttura di sostegno a stendardi e stoffe pregiate.

Il mobile è riuscito a guadagnarsi un posto tra le opere d’arte grazie al valore che imperatori e famiglie reali gli hanno saputo dare nel tempo per impreziosire le loro sale: non a caso si parla di mobili in stile Carlo V, Luigi XIV o Napoleone III, nonostante dietro il loro nome si nascondano mobilieri di grande prestigio.

Purtroppo, ad ogni nuovo successore al trono, non si indugiava nel far piazza pulita dello stile antecedente, con il preciso intento di cancellare l’immagine del suo predecessore e con la scusa di voler ringiovanire un arredamento ormai demodé; del manufatto venivano asportate le parti decorate con intarsi e commessi ritenuti di maggior pregio e utilizzati sulla nuova mobilia, senza alcun riguardo o premura verso il valore storico ed artistico dell’opera. Le continue vessazioni propugnate negli anni hanno prodotto mobili falsificati, mutilati e trasformati totalmente, in funzione dei capricci del committente.

Questo è lo scenario in cui il restauro del mobile si è dovuto inserire: esso infatti si è rivelato per molti secoli un campo assai confuso e carico di contraddizioni, soprattutto per l’assenza di una metodologia di base che ne individuasse i principi specifici d’intervento e per la mancanza di interesse verso il mobile, in quanto componente del patrimonio artistico al pari delle altre arti.

Questo breve estratto dà l’idea di quale fosse l’atteggiamento nei confronti della pratica del restauro nel XVII secolo:

“Rifare ad una cosa le parti guaste, e quelle mancanti, o per vecchiezza o per altro accidente simile, il che diremmo anche, ma in modo basso RABBERCIARE, RINNOVARE”
Vocabolario degli Accademici della Crusca, 1612

Solo a partire dal XVIII-XIX secolo si può riconoscere una vera e propria attività di restauro, cioè quando viene a maturare nella coscienza sociale il concetto di valore storico-culturale di un bene, in precedenza totalmente soppiantato dal concetto di riparazione e manutenzione, legati alla semplice salvaguardia della materia.

I primi segnali li possiamo trovare ad esempio in alcune note lasciateci da Thomas Chippendale, ebanista inglese del XVIII secolo, da cui lo stile prende il nome, che fornisce consigli su mobili trasportati via fiume: la raccomandazione consisteva nel lasciar passare qualche tempo prima di introdurre cassetti nei mobili per agevolare le naturali dilatazioni del legno causate dall’umidità, evitando così possibili crepe.

Sono i primi germogli dell’atto di preservazione dell’opera, che si evolve e si sviluppa dal XIX secolo in avanti, ponendo le basi del restauro moderno; bisognerà però attendere ancora più di un secolo prima di giungere ad una definizione esaustiva del termine:

“Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro”
Teoria del Restauro, Cesare Brandi, 1963

Chi è dunque il restauratore?

E’ una figura multidisciplinare che ha come imperativo morale quello di occuparsi della forma quanto del contenuto di un’opera, attraverso la salvaguardia e la trasmissione futura della sua autenticità, ossia senza cancellare le impronte del suo passato in essa contenute.

Per ottemperare a questo dovere, egli deve agire attuando interventi che siano reversibili e coerenti con il manufatto, adoperando tecniche e materiali moderni o della tradizione antica.

La sua attività non può svolgersi in modo isolato ed egli deve avvalersi della collaborazioni di esperti scientifici e storici, ma rimane l’unico ad avere una competenza specifica per intervenire su questo tipo di oggetti e sarà lui l’autentico protagonista dell’”evento restauro”.

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